VinoNews24 2.22.2026

I vini italiani di Victor Schwartz, l’importatore che ha messo al tappeto Trump
Fondatore di Vos Selection, l’imprenditore di New York che ha trascinato in tribunale il presidente degli Usa per la questione dazi è legato soprattutto alla Francia, ma nel suo portafoglio compaiono anche cantine toscane, venete e perfino un valdostano.
Se non fosse che da Donald Trump ci si può aspettare di tutto, soprattutto quando gli si dà torto come ha fatto la Corte Suprema USA sull’affare dazi, i produttori italiani di vino – ma non solo loro – dovrebbero erigere una statua in onore di Victor Schwartz. È stato lui, infatti, a mettere in moto la macchina della giustizia di un Paese democratico e nel quale, contrariamente alle dittature, non basta la volontà di un presidente per sconvolgere ogni regola.
Quelli del vino dovrebbero però essere particolarmente legati a Schwartz perché lui, nella vita, fa l’importatore proprio nel comparto di cui ci occupiamo. E tra le sue referenze compaiono diverse etichette italiane. Scopriamo quali.

UNA FIGLIA DI NOME SYRAH
Innanzitutto, ecco la ragione per cui Schwartz è diventato il principale querelante in un ricorso supportato dal Liberty Justice Center. Lo ha fatto perché le decisioni di Trump rischiavano di portare la sua Vos Selections – una piccola azienda familiare di importazione di vini e spiriti con sede a New York – al collasso, riducendo i margini già contenuti del settore wine e costringendo Schwartz a tagliare di un quarto le scorte a disposizione dei suoi clienti. A quel punto, Schwartz non ci ha visto più e ha dato il via al ricorso, che poi ha raccolto l’adesione di altre “vittime” dei dazi, il tutto attraverso il supporto del Liberty Justice Center.
La sentenza del 20 febbraio 2026 da parte della Corte Suprema ha stabilito, a larga maggioranza (6 contro 3) che Trump ha oltrepassato i suoi poteri. E quindi i dazi non potevano essere applicati, con l’ormai famoso o per meglio dire famigerato “Liberation Day tariffs”, perché mancava l’approvazione del Congresso.

Una vittoria su tutta la linea per l’importatore, che non è certo a capo di un colosso del settore. La sua Vos Selections è infatti una piccola azienda a conduzione familiare, fondata nel 1987 da Victor, dal 2019 affiancato dalla figlia alla quale, in omaggio al mondo del quale si è innamorato da giovane, ha dato il nome di Chloë Syrah Schwartz. Nel cuore del fondatore c’è soprattutto la Francia, Paese dove Schwartz si trasferì da giovane per scoprire i segreti dei vigneron e scovare denominazioni non esplorate, diventando così uno degli importatori di riferimento per i vini di nicchia. Il portafoglio è cresciuto con gli anni, ormai quasi 40, di attività della Vos, che oggi conta vini, liquori e sakè provenienti da 16 Paesi e 5 continenti, servendo i clienti Horeca di New York, New Jersey e Philadelphia.
Arriviamo allora a quel che più ci incuriosisce. Quali sono i vini italiani di Schwartz?
DALLA VALLE D’AOSTA ALLA SICILIA
Curiosando sul sito della società, la prima referenza che incontriamo riguarda una vodka pugliese, Altamura. Chiaramente, è una stranezza di natura alfabetica, perché la classificazione per Paesi di origine parte sempre e comunque dalla prima lettera dell’alfabeto. Per chi non la conoscesse, si tratta di una vodka ottenuta dalla distillazione di antiche varietà di grano duro pugliese, ed è frutto dell’iniziativa di due imprenditori americani, Frank Grillo e Steve Acuna.
Visto che dopo la lettera A troviamo la B, ecco i vini di Badia di Morrona, la tenuta dei Conti Gaslini Alberti a Terricciola (Pisa) che, come la maggior parte delle cantine del territorio delle Colline pisane, ha ottenuto successo unendo il sangiovese ai vitigni internazionali a bacca rossa come cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot. Sono cinque i vini di Badia di Morrona importati da Vos Selection e tra questi compare anche un vermentino (Felciaio).
Gli americani adorano lo spritz? Ed eccone uno, ready to drink, ma molto particolare… Si chiama C*zzimma ed è un prodotto analcolico, ideato dal sommelier Roberto Longo e, come svela il nome, intriso di napoletanità.
Dal sud all’estremo nord, a New York il nostro “idolo” Schwartz ha fatto conoscere anche i vini della piccola Valle d’Aosta della cantina di Diego Curtaz, i rossi torrette e di meun. Torniamo poi in Toscana, con quattro referenze della Fattoria di Petroio, azienda del Chianti Classico di proprietà della famiglia Lenzi: Vos distribuisce i loro tre Chianti Classico (base, riserva e gran selezione Poggio ai Grilli) e l’Igt Toscana Rosso Poggio al Mandorlo.

Torniamo nell’ambito dell’alcohol free con i prodotti di Feral, per poi scendere in Sicilia con i Marsala di Antichi Baronati, di cui Vos propone due etichette. Passando al Veneto, troviamo il pinot grigio Breganze de Le Colline di San Giorgio e l’immancabile Prosecco frizzante o spumante di La Jara. E sono ben otto le etichette di Lis Neris importate dalla società di New York, che fa della cantina friulana il produttore più importante per numero di referenze.
Poteva mancare il Brunello di Montalcino? Certamente no: sono due le etichette, entrambe della cantina Famiglia Maté. C’è spazio anche per la vernaccia nera spumantizzata marchigiana di Paris Rocchi, per due vini di Lucera di Paolo Petrilli, per i grandi vini piemontesi (cinque etichette, di cui due Barolo) di Poderi Roset e i tre cirò (bianco, rosato e rosso superiore) della Cantina Scala. Infine, il liquore Toccasana frutto della macerazione di 37 erbe.
TEMPO DI RIMBORSI?
“È incredibile. La giustizia ha prevalso e ora posso tornare a fare la cosa che mi piace di più nella vita, cioè offrire agli americani i grandi vini italiani e di tutto il mondo”. Così parlò Schwartz, intervistato da Repubblica, all’indomani della sentenza della Corte Suprema.
“La sentenza – aggiunge – dimostra perché gli Stati Uniti sono un grande Paese. Un piccolo imprenditore come me, trovandosi con la pistola puntata alla testa dal governo, può fare causa, essere ascoltato dal massimo tribunale e vincere. Ai miei clienti italiani lancio questo messaggio: la battaglia sarà ancora lunga e incerta, perché Trump vuole imporre altri dazi, ma stiamo vincendo”. E ora alza il tiro, parlando già di rimborsi. “Abbiamo pagato sulla base di un provvedimento illegale. Non sarà facile e ci vorrà tempo, ma se riusciremo a riavere indietro i nostri soldi potremo fare cose straordinarie, rilanciando le attività imprenditoriali”.